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Lancio dell’iniziativa federale: Stop ai pacchetti fiscali

 

Uniti da “La Gauche – Linke Alternative – La Sinistra” svizzera, 18 organizzazioni cantonali della sinistra alternativa si sono associate per lanciare una iniziativa federale per l’abolizione dei pacchetti fiscali. 

 

 

Il 5 marzo 2011, il nostro congresso nazionale tenutosi a Zurigo ha deciso di lanciare un’iniziativa popolare federale per l’abolizione dei forfaits fiscali. Il nostro testo è validato dalla Cancelleria federale, la raccolta delle firme comincerà il 19 Aprile 2011. Attualmente, circa 5.000 milionari stranieri beneficiano in Svizzera di tassazioni forfettarie. Tra loro ci sono molte persone che, per ottenere i forfaits, figurano non lavorare in Svizzera, malgrado lo facciano, in maniera più o meno nascosta (caso Vekselberg e altri …).

La nostra iniziativa mira a superare questa vergognosa disparità di trattamento verso i cittadini che nella loro stragrande maggioranza devono pagare le tasse sul loro reddito complessivo. I forfaits fiscali rilasciati a stranieri facoltosi sono un privilegio incompatibile ed in contraddizione flagrante con il requisito costituzionale che stabilisce che tutti devovo pagare le tasse in funzione delle proprie performances economiche. La tassa forfettaria viola la parità dei diritti ed alimenta una concorrenza sleale e malsana tra i Cantoni.

Zurigo ha abolito i forfaits fiscali nel 2009, accettando la proposta della sinistra alternativa. Si tratta di una nostra prima vittoria; ed è chiaro che gli allarmisti, che prevedevano un disastro, tacciono vedendo ora il risultato. La Sinistra e tutte i partiti ed associazioni che sostengono l’iniziativa federale vogliono ottenere questa soppressione dei forfaits sul piano nazionale. In questo modo evitiamo le migrazioni fiscali intercantonali, e possiamo pure contare sul fatto che la percentuale di “migranti fiscali cantonali” che hanno lasciato Zurigo per un altro cantone, non avrebbero lasciato la Svizzera in caso di generalizzazione della misura. Il successo zurighese diverrà ancora maggiore con la generalizzazione nazionale di questa equità fiscali. Ciò genererà maggiori profitti per le casse federali e cantonali.

La recente seduta del Consiglio nazionale su questo tema ancora una volta ha perso il treno, nonostante la buona esperienza zurighese e malgardo la spinta crescente verso questa soppressione in altri cantoni. Viene inoltre trascurato il fatto che con questa misura si ha una dimensione di miglioramento delle relazioni internazionali. Quindi: non solo non ci sarebbe un deficit, ma un guadagno per le casse dello Stato e dei Cantoni, ma ci sarebbe pure un bene supplementare non trascurabile nei nostri negoziati a livello internazionale. Attualmente noi paghiamo un prezzo elevato quale paese che promuove l’evasione fiscale, con molti paesi partner con i quali abbiamo rapporti

commerciali. L’abolizione dei forfaits fiscali non può quindi che essere di benefico, e aiuta anche a spingere altri paesi ad andare nella medesima giusta direzione. Solo i soldi di una manciata di persone sono in grado di batter campagna contro la nostra iniziativa; La Sinistra confida certamente nella vittoria, con il buon senso, per una maggiore giustizia fiscale in Svizzera.

 

 

Zurigo / Le Reussilles / Muralto 19 Aprile 2011

Foglia firma

Informazioni

- Francese / Fred Charpié / 078 892 73 74 / info@lagauche.ch
- Italiano / Giovanni Galli / 091 754 24 11 / ggalli@ticino.edu
- Tedesco / Niklaus Scherr / 044 241 77 18 / n.scherr@gmx.ch

 

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Indigniamoci contro un’economia al servizio degli squali.

E lottiamo insieme per una società al servizio degli umani.

Seguito della Giornata internazionale degli indignati
Sabato 22 ottobre 2011 alle ore 14:00
a La Chaux-de-Fonds
(Espacité)

Dopo avere salvato le banche e favorito gli speculatori, lo Stato ed i parlamentari al servizio dei signori dell’economia, vogliono fare pagare la crisi alla popolazione. Tutti sono toccati, salvo i più ricchi, ovviamente.

  • - Attacco alle rendite LPP e ben presto AVS
  • - riduzione drastica delle prestazioni dell’assicurazione disoccupazione
  • - ridiscussione sulle prestazioni AI
  • - diminuzione dei sussidi all’agricoltura
  • - aumento delle tariffe FFS
  • - privatizzazione dei servizi (compresi quelli sociali)
  • - privatizzazione della formazione

A questi attacchi statali si aggiunge la pressione sempre più forte sui salari e le condizioni di lavoro, una precarizzazione che risulta in un aumento dei workings poor (lavoratori poveri il cui salario non è sufficiente alla loro sussistenza), delle malattie professionali e un impoverimento generalizzato.

Sin dal suo avvento, il capitalismo subisce ciclicamente delle crisi che concernono il suo funzionamento, ma le scelte neoliberiste degli ultimi decenni ci hanno precipitato in una situazione che non si vedeva dal lontano 1929 e che è lungi dall’essere conclusa. La fede assoluta nei mercati finanziari, già potentissimi, e la loro deregolamentazione, lo smantellamento di un sistema di ridistribuzione delle ricchezze attraverso la diminuzione delle tasse e delle imposte a profitto dei più ricchi e degli azionisti. L’intrusione degli speculatori nei settori gestiti dal servizio pubblico con l’accelerazione delle privatizzazioni. Il trasferimento degli utili prodotti dai salari, dai lavoratori agli azionisti, con le delocalizzazioni, la riduzione degli effettivi e la stagnazione dei salari. Sono tutte decisioni politiche che hanno aggravato la crisi.

Non ricorderemo mai a sufficienza alcune evidenze concernenti l’economia, che oggi ci colpiscono come uno schiaffo in faccia:

Il mercato non si regola da solo.

Il mercato e i suoi speculatori adottano la logica dominante del massimo profitto a breve termine. Essi non creano delle ricchezze, ma se ne accaparrano.

La Borsa falsa il reale valore delle imprese. Non si può perennemente distribuire più denaro di quello che è stato prodotto. Il corso della Borsa è sensato rappresentare i futuri (quindi incerti) profitti delle imprese. Ora, quando si promette una rendita generalizzata del 15% in un’economia che cresce al ritmo del 2% o 3% annuo, c’è per forza qualcosa che non quadra …per non dire una truffa.

Questa crisi conferma che il mercato non rispetta i diritti dei lavoratori/produttori, né degli agricoltori, né dei consumatori, ma solo quelli di chi ne trae profitto.

Chi lavora, si chiama lavoratore; chi lavora la terra, si chiama agricoltore; chi consuma, si chiama consumatore; e chi realizza dei profitti, un profittatore.
Talvolta basta nominare le cose per meglio comprenderle.

Gli arroganti managers sono stati messi in causa, a giusto titolo. I loro redditi mirabolanti, la loro incompetenza, la loro irresponsabilità sociale, il loro dogmatismo ideologico, sono altrettanti comportamenti che hanno aggravato la crisi. Ma non sono gli unici responsabili.

I rendimenti imposti alle imprese dagli azionisti, banchieri e traders, hanno imposto alle stesse imprese delle strategie rovinose: degradazioni delle condizioni di lavoro, che implicano un livellamento verso il basso della qualità, una sfrenata sovrapproduzione, una sopravvalutazione dei rendimenti, la svendita dei beni e delle infrastrutture delle società al fine di gonfiare artificialmente i profitti, eccetera. Altrettante scelte economiche redditizie a breve termine, ma rovinose sulla lunga durata, che ci hanno spinti con le spalle al muro (questo parte la modificherei come segue).

- Degradazione delle condizioni di lavoro,

- livellamento verso il basso della qualità,

- sfrenata sovrapproduzione,

- sopravvalutazione dei rendimenti,

-svendita dei beni e delle infrastrutture delle società al fine di gonfiare artificialmente i profitti,

- privatizzazioni dei servizi,

- privatizzazioni della formazione …

- ce n’è abbastanza?

Altrettante scelte economiche redditizie a breve termine, ma rovinose sulla lunga durata, che ci hanno spinti con le spalle al muro.

La crisi non si è ancora conclusa, però la speculazione col paraocchi, i bonus e gli smisurati emolumenti hanno ripreso il sopravvento.
I prossimi crac finanziari sono in vista e le conseguenze saranno sempre più dolorose.

Resteremo divisi ancora a lungo, aspettando di pagarne le conseguenze e subirne gli effetti, senza reagire?
Accetteremo ancora la loro follia, perché siamo rimasti passivi?

Solo una mobilitazione senza precedenti sarà in grado di rimettere in causa un’economia criminale, distruttrice dei legami e della sicurezza sociale, dell’ambiente, dei saperi, del nostro patrimonio, della dignità e delle persone.

La peggiore delle risposte a questa situazione sarebbe di cedere al fatalismo. Non accettiamo che ci dicano che non c’è nulla da fare.
Se i nostri vecchi avessero ceduto alla rassegnazione, credete che oggi avremmo

  • La libertà d’espressione e di riunione
  • Il divieto del lavoro minorile e il diritto all’educazione
  • I congedi pagati
  • Le pensioni
  • L’assicurazione disoccupazione

Tutti questi diritti, che oggi ci sembrano definitivamente acquisiti, furono ottenuti con dure lotte nell’epoca in cui non si conosceva ancora il senso del termine “Solidarietà”.

Questi progressi sono poco a poco rimessi in questione. Cerchiamo di non passare alla Storia come la generazione che ha permesso una tale regressione.
Cosa diremo ai nostri figli e ai nostri nipoti se le loro condizioni di vita dovessero peggiorare sempre più …tornando al capitalismo selvaggio che ha contraddistinto il XIX secolo, con l’aggiunta dell’inquinamento e del riscaldamento climatico.

Noi abbiamo i mezzi per resistere, se riusciamo a fare prendere coscienza ai nostri contemporanei che i problemi da loro riscontrati hanno la stessa origine, e che solo uniti al di là delle divisioni e delle parrocchie, che noi siamo giovani o anziani, operai, contadini, salariati, studenti, disoccupati, svizzeri o stranieri, che noi siamo tutti membri di una minoranza oggi minacciata nel suo benessere sociale.
Ma che unita diventa una maggioranza.

Espace Noir, Saint-Imier
info@espacenoir.ch


testo tradotto in italiano da Christophe Bianchi
per La Sinistra

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Giuliano Bignasca sta dando i numeri…

 

Dopo il successo alle ultime elezioni cantonali, sembra che la sorte del leaderincontrastato della Lega si sia rovesciata. Rien ne va plus !  La propaganda veicolata da“Il Mattino” e dalla cartellonistica pubblicitaria, la volgarità, le minacce e il ricattosembrano non più funzionare, anzi l’indignazione dei ticinesi per questo modo di farepolitica cresce. Si moltiplicano gli appelli e i manifesti, sia sulla stampa sia in rete. Perdi più, il “Nano” non può più sfoggiare il vittimismo che lo ha contraddistinto in passatoper giustificare il suo immobilismo e la sua incapacità di trovare delle reali soluzioni aiproblemi del Paese. Perché il “governicchio”, come lui lo definisce, conta ora unamaggioranza leghista e questo cambia le carte in tavola …i bei tempi dell’opposizionesono andati.

 

Gli amici vecchi e nuovi nascondono la testa sotto la sabbia, e così Giuliano Bignascacomincia a dare i numeri. Travolto dallo scandalo BancaStato (vedi ns. articolo“BancaStato, ovvero un disastro di Stato) è costretto a confessare di avere tutt’ora undebito di circa 30 milioni. Inizialmente, stando alle notizie diffuse da “Il Caffè”, avevaottenuto assieme al fratello Attilio ben 53 milioni, che lo avevano salvato dal fallimentoe che gli hanno concesso di dettare legge nel nostro Cantone. Adesso qualcuno potrebbechiedersi dove stanno i veri “fuchi” !

È un vero peccato che chi si era indignato per l’attitudine dell’istituto bancario, in primisSergio Savoia, si sia chiuso in un silenzio monacale oppure cominci a fare marciaindietro. È lecito attaccare Fulvio Pelli, ma non si vuole scoperchiare il vaso di Pandora.Per quanto ci concerne, avevamo visto giusto ed esigiamo di sapere tutta la verità sullepratiche di BancaStato e sulle concessioni di crediti sospetti.

Christophe Bianchi

 

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Comunicato stampa sui risultati delle elezioni federali

Complessivamente, in Svizzera, La sinistra sta guadagnando voti, ma ha perso la sua sola rappresentanza al parlamento federale.

 

Josef Zisyadis uscito di scena, La Sinistra non può sostituire il suo unico rappresentante al parlamento federale. Notiamo che se La Sinistra alternativa marca incoraggianti progressi nel numero di voti ricevuti, rispetto al 2007, perde però il suo unico rappresentante a Berna. Davanti a noi si presenta quindi una pagina bianca, e se è un peccato non essere rappresentati a Berna per i prossimi quattro anni, per noi è una occasione da cogliere, per forgiare l’unità su un terreno oggi ancora vergine. Ognuno trarrà le proprie conclusioni da questo fallimento, con l’unità vodese arrivata ben in ritardo in ritardo, ma anche le divisioni ginevrine ci impediscono di conquistare un seggio.

 

Un seminario molto importante

 

Il prossimo seminario nazionale de La Sinistra si terrà a Tramelan, nel Giura bernese, il 12 e 13 novembre prossimi. Sarà molto importante per il futuro del nostro partito unitario. Questo incontro nazionale riunirà gli attivisti per trarre le lezioni da queste elezioni federali, ma soprattutto per lottare per una maggiore unità della sinistra alternativa in Svizzera. L’ufficio nazionale proporrà lo svolgimento di primarie cantonali, per le prossime elezioni federali, primarie di tutta l’intera sinistra alternativa. L’idea è che si tengano un anno prima delle elezioni, con lo scopo di decidere sulla formazione delle liste, i candidati che si presentano, e la nomina dei capi liste.

Vogliamo lavorare a monte, per evitare di perdere tempo in una campagna dai calcoli infiniti, lasciando apparentare gli ultimi potenziali dissidenti, senza commentare le azioni e le parole di coloro che sceglieranno di restare separati.

 

Frederic Charpié – Segretario Nazionale

078 892 73 74

info@lagauche.ch

 

 

 

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BancaStato, ovvero un disastro di Stato

Intanto che imperversa la tempesta sul CdA di BancaStato a causa dell’opaca comunicazione relativa al licenziamento e/o avvicendamento del direttore Donato Barbuscia (una reminiscenza dell’era Masoni e delle sue complicate trame), ci chiediamo al pari di molti ticinesi come mai si sia aspettato tanto per cercare di fare luce sulla malagestione dell’istituto bancario cantonale. Come mai solo ora si chiede di istituire una commissione con reale potere di sorveglianza ? E come mai le critiche si limitano al CdA, senza coinvolgere l’intera dirigenza ? Un punto importante, visto che la legge voluta dai partiti politici ha tolto la separazione tra la revisione interna e la direzione generale.

Ci si dovrebbe pure interrogare, ma non è così, sulla sequela di scandali che hanno coinvolto BancaStato; basti ricordare i casi Tobler e Tuto Rossi, secondo il quale ci sarebbero altri scheletri nell’armadio. Forse non è un caso che l’avv. Rossi (che intrattiene rapporti d’affari con il clan Bignasca), nonostante sia stato condannato penalmente, non ha ricevuto alcuna richiesta di risarcimento da parte della banca cantonale.

Per alcuni è meglio non sollevare troppa polvere e concentrarsi sugli ultimi eclatanti passi falsi commessi da Fulvio Pelli; elettoralmente è più pagante. Gli altri punti oscuri che ci interessano riguardano l’ottenimento dei crediti; quali sono i criteri di attribuzione e quali le garanzie richieste ? Come è possibile che Giuliano Bignasca che era indebitato fino al collo con le banche (UBS e Credit Suisse), accumulando precetti esecutivi per 40 milioni di franchi, ha ottenuto da BancaStato i necessari crediti per restare a galla. È normale prassi dell’istituto bancario aiutare finanziariamente noti esponenti politici ? Il debito di Bignasca è stato coperto o è ancora in essere ? In questi anni sono stati versati gli interessi ?

È curioso apprendere che, in un tale contesto, Giuliano Bignasca (imprenditore insolvente nei confronti delle banche, che non paga neppure i contributi per intero e con anni di ritardo) voglia imporre alla testa di BancaStato Giovanni Boldini, in qualità di direttore, e Fabrizio Cieslakiewicz alla vicedirezione …dopo avere tentato invano di favorire l’ingresso di Giovanni Jelmini nel CdA, una candidatura bocciata dalla Finma.

Concludiamo dicendo che prima ancora di istituire una commissione di sorveglianza serve una commissione d’inchiesta sull’operato della banca negli ultimi vent’anni, onde fare pulizia, stabilire chiare regole di condotta e mettere la nuova direzione di fronte alle sue responsabilità …perché a nulla serve cambiare le persone se non si cambiano le regole.

Christophe Bianchi

La Sinistra

 

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Valore d’uso

Sono necessarie le bandiere (rosse, nere, arcobaleno, ecc.) per rivendicare il valore d’uso?

In questi giorni molti osservatori degli ultimi disordini giovanili zurighesi (esperti o semplici cittadini) si chiedono come mai dei gruppi di giovani si ritrovano lì, il sabato sera, per spaccare vetrine, vandalizzare qualche strada e quant’altro.

Ci si chiede, si chiedono, questi osservatori, come mai succedono queste cose. Come é possibile, perché? Si cercano delle spiegazioni. Ci si interroga su quale disagio sociale o clinico questi giovani portano su di sé per sfogarsi in quella maniera. E allora si dà il via ai criteri psichiatrici – “sono malati”, “hanno avuto una gioventù disagiata”, le famiglie di origine hanno perso i “valori” – o criteri politici “sono gruppi eversivi” e quant’altro. Insomma si cercano elementi di spiegazione in qualche supposto criterio della devianza.

I 68ini, o gli ex autonomisti della Rote Fabrik sembrano volersi distanziare: “noi non eravamo come loro”, “noi rivendicavamo un ideale”. Eppure … sono necessarie le bandiere per giustificare un valore d’uso?

Probabilmente, se a Zurigo ci fossero stati degli slogan sarebbero stati recuperati da una certa sinistra, che li ha tutti brevettati. Ma non essendo stato così, giunge la condanna senza concedere attenuanti: chiunque va oltre la manifestazione sindacale unitaria organizzata dalla sinistra “formale” commette un errore tecnico, immediatamente sanzionato …”noi non eravamo come loro”, “i giovani sono malati!”. E’ preferibile restare nei ranghi e diffondere il verbo del rivoluzionario professionista.

Noi non siamo d’accordo. Non siamo d’accordo che quella sia devianza. Non siamo nemmeno dell’avviso che quella sia eversione.

Ci chiediamo invece quanto di ordinario, di normale ci sia in tutto ciò.

Si dice violento il fiume impetuoso che tutto travolge sul suo corso. Ma che dire del letto che lo accoglie? (Brecht), Me ti il libro delle svolte)

Insomma quanti appelli quotidiani e/o istigazioni al consumo subiamo ogni giorno, che ci

spingono ad acquistare il più in fretta possibile un nuovo gadget.
Ci siamo mai interrogati sulla violenza insita nei messaggi pubblicitari, che spesso agiscono sul senso di colpa, non semplicemente sul desiderio. Alcuni esempi: dobbiamo comprare l’ultimo modello di automobile con otto airbag per proteggere i nostri cari, altrimenti siamo degli incoscienti, oppure dobbiamo comprare l’ultimo modello di cellulare o di scarpe della Nike per non essere emarginati (isolarci da una massa uniforme), perché dobbiamo appartenere ad una comunità … per quanto il termine comunità sia alquanto effimero.

E quante altre rappresentazioni della violenza (reale, ma al contempo virtuale) ci sono proposte quali modelli di socializzazione? Nell’era in cui il denaro, la sopraffazione e la crudeltà sono gli unici valori…

Pare che ci abbiano rubato l’immaginazione, senza il consumo quale unico momento di aggregazione le nostre vite appaiono per quello che sono, fatte di monotonia e di stordimento, di noia e disperazione.

Noi stiamo con il buon vecchio Adorno (Minima Moralia).

Ciò che quei giovani rappresentano non é altro che la forma attuale (storica) del perfetto adattamento ai modelli societari, che fra le altre cose viaggia su due connaturate necessità del capitalismo industriale, postindustriale, finanziario o turbocapitalista, che sia:
  • in primo luogo il consumo, fattosi consumismo,
  • in secondo luogo la diffusione e la rappresentazione della violenza (in verità il diffondersi del mercato, del “libero scambio”, é sempre stato preceduto, accompagnato e seguito dalla violenza).
Questi giovani cercano il consumo (la festa) e lo rappresentano (violenza). Il massimo
consumare violenza …
Cercano spazi per loro, dove poter festeggiare. Valore d’uso, dunque. Come sempre.

Non possono poi rivendicare, meglio dire, AGIRE questo valore d’uso del consumo, della festa?

Allora agiscono la sommossa.

Nell’epoca della globalizzazione non ci sono più bandiere? Rimane sempre per la gioventù la spinta ad appropriarsi ed integrarsi a quanto la società propone loro. (Huxley).

Allora è questa la risposta. Questo il significato del civile senso moderno di appartenenza alla comunità: la società dell’abbondanza trova la sua ovvia risposta nel saccheggio, ma non è abbondanza umana e naturale, bensì abbondanza delle merci.
Giovanni Galli
Christophe Bianchi
La Sinistra

 

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“Una proposta di finanza alternativa: I titoli a tasso negativo di”

Finanza  alternativa

Fiscalità

Reddito di Cittadinanza

Per un diritto cittadino


Conferenza e seminario di studio

Bellinzona, sabato 7 maggio 2011,

Casa del popolo, viale stazione 31

ore 14.00 – 18.00

Domenico De Simone

avvocato, economista, filosofo dell’economia

(già collaboratore de Il Manifesto), Roma

Josef Zisyadis

Consigliere Nazionale de La Gauche – Alternative Linke – La Sinistra, POP Lausanne

Nel mio ultimo libro “Per un’economia dal volto umano” (ed. Malatempora Roma, nov. 2001) ho avanzato una proposta per iniziare una battaglia efficace contro il potere del sistema finanziario.

Sostengo da tempo che il potere finanziario si attacca tassando il denaro e gli strumenti finanziari. In questo senso si muovono anche le ultime versioni della Tobin Tax (o Spahn tax, dopo il ripudio del Nobel recentemente scomparso). Però la Tobin o la tassazione degli strumenti finanziari richiedono una lunga battaglia politica per la loro approvazione{forse oggi un po’ meno con le crisi che attanagliano tutti}. Occorre, quindi, pensare ad uno strumento che consenta subito di iniziare la battaglia togliendo al potere finanziario il suo strumento principale: la creazione di debito.

La proposta approfitta dell’attuale legislazione che consente agli enti locali di emettere dei titoli di debito a determinate condizioni. Ho ipotizzato che sia possibile emettere dei titoli a tasso negativo che non creano debito e che anticipano la pratica della tassazione degli strumenti finanziari, senza stravolgere il meccanismo di creazione di ricchezza. Riporto in quest’articolo le ragioni di questa innovazione ed il link ad un saggio che ho scritto recentemente in cui analizzo in dettaglio il funzionamento di questi titoli.

L’opposizione al potere ha, da tempo, costruito una propria presenza sul territorio tramite i centri sociali, luoghi di aggregazione e di sperimentazione di forme di vita diverse da quelle imposte dal pensiero unico dominante.

Ovviamente queste situazioni non costituiscono che delle nicchie di alternativa che non destano alcuna preoccupazione seria al potere.

Però é indubbio che il localismo e la trasversalità delle relazioni e della produzione stiano crescendo in misura esponenziale. E che per consentire loro di crescere ulteriormente e di estendersi sul territorio, fisico e virtuale, é necessario immaginare delle forme di autofinanziamento che rifiutino il sistema di potere legato alla finanza senza richiedere ai suoi membri di fare sacrifici o sforzi di volontarismo per mantenere in piedi le strutture.

Insomma occorre fare della é quella di utilizzare gli stessi strumenti del potere finanziario ma in maniera da depotenziarne il potenziale distruttivo e di potere.

La legge consente alle strutture locali di emettere titoli di debito a determinate condizioni. Queste condizioni consistono in pratica nella necessità che questi titoli trovino copertura nel bilancio dell’ente locale e che il loro tasso d’interesse non sia superiore a quello fissato periodicamente dalla Banca Nazionale. {per enti penso ai Cantoni e Comuni, per quanto concerne la legislazione Svizzera ci dobbiamo informare quanto prevede}.

I titoli di questo genere, ovviamente, producono ed alimentano l’economia del debito, e quindi sono perfettamente funzionali agli interessi del potere finanziario.

Nessuno vieta che l’ente locale possa emettere titoli che invece di dare un interesse attivo, siano gravati da un interesse passivo, che li porti all’estinzione in un determinato periodo di tempo.

Faccio un esempio per chiarire di cosa stiamo parlando.

Un comune della Svizzera, emette un milione di titoli gravati da un interesse passivo del 5% all’anno per finanziare delle attività imprenditoriali sul proprio territorio. In venti anni i titoli si estinguono, poiché ogni anno perdono il 5% del loro valore. Questa emissione é perfettamente legittima, poiché la legge indica il livello massimo del tasso d’interesse applicabile, ma non quello minimo, e oltretutto, poiché i titoli sono destinati ad estinguersi, non c’é necessità di ulteriore copertura nel bilancio del Comune.

Il Comune in questione, però potrebbe anche emettere annualmente delle marche da applicare sui titoli emessi, pari al 5% del loro importo facciale, subordinando la loro circolazione all’applicazione annuale della marca. Alla fine del ventennio la copertura dei titoli sarebbe comunque garantita dall’importo ricavato dalla vendita delle marche e quindi l’operazione in sé sarebbe perfettamente legittima.

Ovviamente questi titoli non sarebbero collocabili sul mercato per mezzo dei canali usuali. Nessuno darebbe i propri soldi per acquistare titoli che, invece di rendere un interesse, richiedono il pagamento di un interesse da parte di chi lo possiede.

La loro utilizzazione, invece, diventa interessante ed utilissima se il meccanismo di collocamento dei titoli segue una strada a ritroso rispetto a quella usuale. Insomma, il Comune consegna i titoli alle imprese che finanzia e che si impegnano a restituire l’importo ricevuto alla fine del periodo di validità dei titoli. L’imprenditore, dovrà spendere rapidamente quei titoli se non vuole che il capitale gli muoia in mano e ritrovarsi con il debito verso il Comune dopo i vent’anni di durata dell’operazione. Porterà quindi questi titoli alle imprese cui chiederà di fornirgli il materiale necessario per realizzare la sua iniziativa.

Queste imprese hanno l’interesse a prendere i titoli e vendere i propri prodotti. Possono contare sul fatto che in un anno riusciranno a loro volta a liberarsene, e questo comporterebbe al massimo uno sconto del 5% sul prezzo praticato per la vendita. Insomma attraverso questo meccanismo i titoli entreranno sul mercato, svolgendo una funzione essenzialmente monetaria.

Quelli che ricevono i titoli, che possono essere di taglio relativamente piccolo da cento a duecento Fr., avranno l’interesse a liberarsene il più in fretta possibile.

Una Legge in economia dice che la moneta cattiva scaccia sempre quella buona. Se una moneta d’oro equivale a dieci di rame, si spenderanno quelle di rame e si terranno quelle d’oro, e così parimenti, tra una banconota corrente da cento franchi, ed un titolo gravato da interesse passivo del medesimo importo, il possessore spenderà il più rapidamente possibile il titolo del Comune e terrà la banconota da cento per sè.

In altri termini il Comune, in questo modo, ha creato una massa monetaria adeguata alle esigenze dell’economia, perché ha finanziato delle imprese che richiedono per la loro attività una massa di moneta pari almeno al capitale investito e non ha gravato le imprese né il consumo di oneri finanziari. Di fatto il pagamento dell’operazione viene caricato su coloro che operano sul mercato ma in maniera indolore, se pensiamo che un interesse del 5% all’anno comporta un aggravio giornaliero di poco più dello 0,01%, e mensile di circa lo 0,34%.

Al fine del periodo, il comune avrebbe ricavato una determinata somma dalla vendita delle marche, che andrà a copertura del pagamento dei titoli, e quelle somme che gli saranno restituite dagli imprenditori finanziati. In altre parole, tranne il rischio di fallimento che potrebbe essere comunque coperto da garanzie adeguate delle imprese, il Comune ha raddoppiato il capitale impiegato inizialmente.

Queste ulteriori somme, devono essere destinate ad attività di solidarietà sociale, o alla distribuzione iniziale di reddito di cittadinanza in misura proporzionale alla popolazione del territorio.

L’emissione dei titoli potrebbe essere preceduta da una campagna di sensibilizzazione delle imprese e della cittadinanza per spiegare il funzionamento di essi, e raccogliere adesioni alla loro accettazione. Le imprese che accettassero i titoli vedrebbero incrementare il proprio fatturato dell’importo degli acquisti, e sappiamo bene quale necessità ci sia per molte aziende di produzione, di cercare nuovi sbocchi alla loro produzione { penso nel campo energetico ecologico pannelli solari, termo pompe ecc.}

In questo modo si sferra un attacco decisivo al potere finanziario. Il fine di questa operazione é di eliminare il debito come strumento di creazione di moneta, e restituire alla politica, e quindi alla collettività il diritto di fare le emissioni monetarie necessarie al funzionamento dell’economia.

Ma si sa che il potere, se venisse attaccato in maniera così diretta e pesante, reagirebbe cercando tutti i mezzi per impedire il proseguimento dell’iniziativa.

Se ci pensiamo bene, ogni titolo emesso in questo modo equivale a mille vetrine di banche sfasciate e senza il rischio di farsi prendere e condannare.

La vendetta, un piatto che si mangia freddo.

Domenico de Simone.

Dopo aver esercitato la professione forense per trent’anni, ha approfondito studi di filosofia ed economia che gli hanno permesso di pubblicare cinque libri tra cui “ Un milione al mese a tutti: subito! Dove andrà a finire l’economia dei ricchi, Per un’economia dal volto umano.”

Tiene conferenze in tutta Italia e organizza corsi di contro-economia.

Un giornalista gli ha fatto una domanda:

D: Le campagne di boicottaggio possono essere utili in questo progetto di cambiamento?

R: Le ritengo giustissime e soprattutto da approfondire e proseguire. Noi dobbiamo prendere coscienza come consumatori. Dobbiamo capire una cosa fondamentale, che noi dobbiamo passare da consumatori passivi a consumatori critici. Questo passaggio è assolutamente rivoluzionario perché sconvolge il meccanismo di riproduzione del capitale. La lotta è contro la logica del profitto immediato del capitale finanziario, ed è lì che dobbiamo colpire, anche con comportamenti di consumo consapevole. Andare oltre la logica del profitto, combatterla attraverso il consumo, crea un cortocircuito all’interno del loro meccanismo.

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Restare inattivi oggi = essere radioattivi domani !

Manchiamo miseramente di parole per definire tutto ciò che proviamo sul sisma, sullo tsunami
e soprattutto sul disastro nucleare in Giappone. Verrebbe voglia di piangere. Se però è vero
che possiamo imparare dai “nostri” errori, allora è giunto il momento di riaprire un dibattito
pubblico e trasparente sul nucleare, senza presupposti ideologici e mistificazione del progresso.
Non abbiamo qui l’ambizione di riassumere in tre frasi il problema del nucleare …
Questa energia splende, ci illumina, ci contamina e ci domina !
Sappiamo che non c’è sufficiente uranio sulla Terra per soddisfare tutto il consumo. Per di
più le riserve di Uranio si trovano prevalentemente in Niger e in Canada. Siamo quindi lontani
dall’indipendenza energetica.
Sappiamo che i rischi non sono mai minimi, anche nei casi migliori. Inquinamento con il radon,
incidenti ai reattori, incidenti in fase di trasporto o di stoccaggio delle scorie. Le centrali
nucleari inquinano e scaldano eccessivamente le acque utilizzate per raffreddarle; l’acqua non
è una risorsa infinita e, prima o poi, le centrali saranno costrette a diminuire la produzione o a
chiudere.
Gli incidenti maggiori come Cernobyl sono sempre possibili e ne abbiamo appena avuto la
riprova. Spesso gli incidenti sono imputabili a fattori umani … qualcuno pensa di poterli evitare,
ma con il “libero mercato” e la concorrenza sfrenata la situazione non potrà che peggiorare.
La filiera nucleare riduce i costi di mantenimento, affida il lavoro ai precari – mettendo la
loro salute in pericolo – e riversa sulla collettività i colossali costi per lo smantellamento delle
centrali vetuste.
Sappiamo che poi c’è l’eliminazione delle scorie … nessuno sa cosa farsene. Non esiste alcuna
soluzione scientifica o tecnica per il loro smaltimento. Magari le seppelliamo nel nostro
giardino o le rinchiudiamo all’interno di una montagna.
Non da ultimo sappiamo che le centrali nucleari forniscono il materiale essenziale alle bombe
più sofisticate, così come alle bombe artigianali. Non esisterà mai il “nucleare pacifico”. La
proliferazione di armi atomiche costituisce il più terrificante dei pericoli imminenti. Più delle
catastrofi ecologiche e del caos climatico !
E non ci si venga a dire che il mondo è corrotto è che siamo tutti responsabili ! Questi
sono discorsi ridicoli. Possiamo affermare che taluni sono più corrotti di altri e sono degli
irresponsabili. Cosa dire quando i mass-media minimizzano gli effetti delle catastrofi nucleari ?
Cosa dire quando gli “esperti” nascondono i rischi ? Cosa dire quando le autorità non ci
informano correttamente sulle malattie, il malessere e i problemi cronici dovuti ad una
esposizione alla radioattività ? Che dire della distribuzione sistematica di iodio alle persone che
vivono vicino alle centrali ?
Ai nostri occhi, è chiaro che sia giunto il momento di uscire all’aria aperta e di agire. Lo
dobbiamo fare per noi e per i nostri figli. Lo dobbiamo fare per il Giappone martoriato. Lo
dobbiamo fare per l’intera umanità.

Restare inattivi oggi = essere radioattivi domani !
Manchiamo miseramente di parole per definire tutto ciò che proviamo sul sisma, sullo tsunamie soprattutto sul disastro nucleare in Giappone. Verrebbe voglia di piangere. Se però è veroche possiamo imparare dai “nostri” errori, allora è giunto il momento di riaprire un dibattitopubblico e trasparente sul nucleare, senza presupposti ideologici e mistificazione del progresso.
Non abbiamo qui l’ambizione di riassumere in tre frasi il problema del nucleare …Questa energia splende, ci illumina, ci contamina e ci domina !
Sappiamo che non c’è sufficiente uranio sulla Terra per soddisfare tutto il consumo. Per dipiù le riserve di Uranio si trovano prevalentemente in Niger e in Canada. Siamo quindi lontanidall’indipendenza energetica.
Sappiamo che i rischi non sono mai minimi, anche nei casi migliori. Inquinamento con il radon,incidenti ai reattori, incidenti in fase di trasporto o di stoccaggio delle scorie. Le centralinucleari inquinano e scaldano eccessivamente le acque utilizzate per raffreddarle; l’acqua nonè una risorsa infinita e, prima o poi, le centrali saranno costrette a diminuire la produzione o achiudere.
Gli incidenti maggiori come Cernobyl sono sempre possibili e ne abbiamo appena avuto lariprova. Spesso gli incidenti sono imputabili a fattori umani … qualcuno pensa di poterli evitare,ma con il “libero mercato” e la concorrenza sfrenata la situazione non potrà che peggiorare.La filiera nucleare riduce i costi di mantenimento, affida il lavoro ai precari – mettendo laloro salute in pericolo – e riversa sulla collettività i colossali costi per lo smantellamento dellecentrali vetuste.
Sappiamo che poi c’è l’eliminazione delle scorie … nessuno sa cosa farsene. Non esiste alcunasoluzione scientifica o tecnica per il loro smaltimento. Magari le seppelliamo nel nostrogiardino o le rinchiudiamo all’interno di una montagna.
Non da ultimo sappiamo che le centrali nucleari forniscono il materiale essenziale alle bombepiù sofisticate, così come alle bombe artigianali. Non esisterà mai il “nucleare pacifico”. Laproliferazione di armi atomiche costituisce il più terrificante dei pericoli imminenti. Più dellecatastrofi ecologiche e del caos climatico !
E non ci si venga a dire che il mondo è corrotto è che siamo tutti responsabili ! Questisono discorsi ridicoli. Possiamo affermare che taluni sono più corrotti di altri e sono degliirresponsabili. Cosa dire quando i mass-media minimizzano gli effetti delle catastrofi nucleari ?Cosa dire quando gli “esperti” nascondono i rischi ? Cosa dire quando le autorità non ciinformano correttamente sulle malattie, il malessere e i problemi cronici dovuti ad unaesposizione alla radioattività ? Che dire della distribuzione sistematica di iodio alle persone chevivono vicino alle centrali ?
Ai nostri occhi, è chiaro che sia giunto il momento di uscire all’aria aperta e di agire. Lodobbiamo fare per noi e per i nostri figli. Lo dobbiamo fare per il Giappone martoriato. Lodobbiamo fare per l’intera umanità.

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Congressode La Sinistra, 5 marzo 2011 (Rote Fabrik di Zurig)

Mattinata politica solo per i membri possibilità di saldare i contributi sul posto.

Traduzione professionale francese-tedesco

9:00 Registrazione, saluti, caffè-tè-cornetti,
10:00 Saluto delle autorità
  1. Presentazione del rapporto d’attività de La Sinistra svizzera
  2. Discussione sul rapporto
  3. Presentazione e voto delle nuove sezioni
  4. Presentazione del bilancio 2010, relazione dei revisori
  5. Votazione quote annuali
  6. Elezione dei revisori dei conti per il congresso nazionale 2012
  7. Elezione del Comitato direttivo nazionale, presentazione delle candidature
    1. Proposta del comitato direttivo: lancio dell’iniziativa federale sui forfaits fiscali
    2. Progetto di futura iniziativa federale in preparazione
    3. discussione e votazione sul lancio della nostra prima iniziativa federale
  8. Emendamenti e le proposte dei membri da spedire entro l’11 febbraio, ore  12:00, presso la Segreteria Nazionale: fredox@bluewin.ch
13:00-14:15 Pranzo

Parte politica del pomeriggio (aperta al pubblico)
traduzione professionale francese-tedesco
Dibattito sull’UE: “una grande macchina capitalista? “
  1. Introduzione di Andreas Wehr, membro de La Sinistra unitaria europea, autore di numerosi libri ed articoli sull’UE ( www.andreas-wehr.eu )
  2. Presentazione di un documento sull’UE effettuata da un gruppo romando de La Gauche
  3. Dossier attuali visti sul piano europeo (elettricità ed alloggio), sviluppati da un membro della sezione de La Sinistra, sezione Zurigo.
  4. dibattito pubblico sull’UE
16:15 Fine della discussione e della congresso ufficiale de La Sinistra
17:00-21:00 Parte politica in tedesco senza traduzione: dibattito sulla politica dell’Udc, cartoncino rosso ai “fabbrica
svizzeri”, discussione sullo sviluppo delle grandi città con l’espulsione dei lavoratori nelle periferie.
17:00-21:00 vari spazi per il ristoro a prezzi modici per la cena, per scambi informali tra gli attivisti, vari eventi
musicali.
21:00-3:00 concerti con: 21:00 Jaune Toujours (B) / / 22:45 Open Season (CH) / / 00.15 Smith e Smart (D)
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Communicato 7 noviembre 2010

Bordo listato a lutto in solidarietà con le centinaia di migliaia di persone innocenti e colpevoli già designate dagli xenofobi UDC

COMUNICATO STAMPA :
Progetto e contro progetto sui criminali stranieri:
La Sinistra respinge la peste bruna e il colera!

L’UDC, peste bruna, conduce ancora una volta una campagna contro i valori elementari di un paese civile, e associa i termini “criminali” e “stranieri”. Le Camere federali hanno cucito un miope contro progetto degno del colera. Se la forma cambia tra progetto e contro progetto, il fondo rimane; entrambe le iniziative sono volte a creare una mirata giustizia di caccia etnica, senza tener conto del principio di proporzionalità e del carattere individuale della pena.

I rinvii degli stranieri sono già attuati. La commissione federale per le questioni migratorie ha annunciato 615 rinvii nel 2008 e 750 nel 2009. Non ci può essere differenza di trattamento da parte dei tribunali, né a causa della nazionalità, né a causa della appartenenza religiosa o per l’orientamento sessuale, ciò è inaccettabile. Si porta avanti anche una “colpevolizzazione e punizione per associazione” di tutti i membri della famiglia. Con l’espulsione dei delinquenti, molte famiglie sono punite: i bambini e le donne senza permesso di soggiorno sono direttamente colpite. Autori del contro-progetto, il PLR, il PPD e il PBD titolano la loro campagna “ferma ma leale”, con nozioni di giustizia molto tendenziose, con loro, i criminali dai colletti bianchi non rischiano né prigione, né espulsione.
E cosa fare con i paesi che non hanno un accordo sul rinvio con la Svizzera? E cosa fare delle famiglie? Come evitare un senso di ingiustizia? Come giustificare un rinvio per un reato di un anno di prigione in Svizzera e causa di pena di morte nel paese d’origine? I criminali svizzeri all’estero, sono forse rimpatriati per una maggiore equità? La gamma di persone coinvolte è molto ampia, perché comprende gli stranieri di prima generazione integrati in Svizzera da anni, ma tiene conto anche delle generazioni successive.
La Sinistra rivendica il diritto di suolo, che offre la cittadinanza a chiunque sia nato sul suo territorio.
Per crescere insieme in modo sostenibile, abbiamo bisogno di più giustizia sociale, solidarietà, fraternità, anche. Cercando di risolvere i suoi problemi con soluzioni xenofobe, la Svizzera gira a vuoto e non si preoccupa di progettare un futuro ancor più prospero, equo e dove è bello vivere, generando anche una speranza per la sua solidarietà.
La Sinistra chiede degli investimenti nel campo dell’accoglienza e dell’integrazione; non sogna frontiere completamente aperte, ma rifiuta categoricamente la xenofobia.
La nostra campagna si vuole allora risolutamente indipendente. La Gauche – Linke Alternative – La Sinistra offrirà degli omaggi floreali a qualche sposa svizzera, in particolare a: Stauffer Anna di Carouge ; Blocher Silvia di Herrliberg ; Baettig Dagmar di Delémont ; Voiblet Elisabeth di Lausanne ; Freisinger Ghislaine di Savièse. Un omaggio floreale accompagnato dal messaggio: “per una Svizzera più forte e solidale! Con i nostri migliori saluti. La Gauche – Linke Alternative – La Sinistra”
Contro la xenofobia : 2X NO alle urne il 28 novembre
Contatti :
LA GAUCHE – ALTERNATIVE LINKE – LA SINISTRA
Segretario del collettivo nazionale Frédéric Charpié 078 892 73 74
Coordinateur romand Olivier Cottagnoud (VS) 079 202 78 38
Coordinateur alémanique Florian Keller (SH) 078 576 09 60
Le Saucy 30 – 2722 Les Reussilles – fredox@bluewin.ch
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