Finanza alternativa
Fiscalità
Reddito di Cittadinanza
Per un diritto cittadino
Conferenza e seminario di studio
Bellinzona, sabato 7 maggio 2011,
Casa del popolo, viale stazione 31
ore 14.00 – 18.00
Domenico De Simone
avvocato, economista, filosofo dell’economia
(già collaboratore de Il Manifesto), Roma
Josef Zisyadis
Consigliere Nazionale de La Gauche – Alternative Linke – La Sinistra, POP Lausanne
Nel mio ultimo libro “Per un’economia dal volto umano” (ed. Malatempora Roma, nov. 2001) ho avanzato una proposta per iniziare una battaglia efficace contro il potere del sistema finanziario.
Sostengo da tempo che il potere finanziario si attacca tassando il denaro e gli strumenti finanziari. In questo senso si muovono anche le ultime versioni della Tobin Tax (o Spahn tax, dopo il ripudio del Nobel recentemente scomparso). Però la Tobin o la tassazione degli strumenti finanziari richiedono una lunga battaglia politica per la loro approvazione{forse oggi un po’ meno con le crisi che attanagliano tutti}. Occorre, quindi, pensare ad uno strumento che consenta subito di iniziare la battaglia togliendo al potere finanziario il suo strumento principale: la creazione di debito.
La proposta approfitta dell’attuale legislazione che consente agli enti locali di emettere dei titoli di debito a determinate condizioni. Ho ipotizzato che sia possibile emettere dei titoli a tasso negativo che non creano debito e che anticipano la pratica della tassazione degli strumenti finanziari, senza stravolgere il meccanismo di creazione di ricchezza. Riporto in quest’articolo le ragioni di questa innovazione ed il link ad un saggio che ho scritto recentemente in cui analizzo in dettaglio il funzionamento di questi titoli.
L’opposizione al potere ha, da tempo, costruito una propria presenza sul territorio tramite i centri sociali, luoghi di aggregazione e di sperimentazione di forme di vita diverse da quelle imposte dal pensiero unico dominante.
Ovviamente queste situazioni non costituiscono che delle nicchie di alternativa che non destano alcuna preoccupazione seria al potere.
Però é indubbio che il localismo e la trasversalità delle relazioni e della produzione stiano crescendo in misura esponenziale. E che per consentire loro di crescere ulteriormente e di estendersi sul territorio, fisico e virtuale, é necessario immaginare delle forme di autofinanziamento che rifiutino il sistema di potere legato alla finanza senza richiedere ai suoi membri di fare sacrifici o sforzi di volontarismo per mantenere in piedi le strutture.
Insomma occorre fare della é quella di utilizzare gli stessi strumenti del potere finanziario ma in maniera da depotenziarne il potenziale distruttivo e di potere.
La legge consente alle strutture locali di emettere titoli di debito a determinate condizioni. Queste condizioni consistono in pratica nella necessità che questi titoli trovino copertura nel bilancio dell’ente locale e che il loro tasso d’interesse non sia superiore a quello fissato periodicamente dalla Banca Nazionale. {per enti penso ai Cantoni e Comuni, per quanto concerne la legislazione Svizzera ci dobbiamo informare quanto prevede}.
I titoli di questo genere, ovviamente, producono ed alimentano l’economia del debito, e quindi sono perfettamente funzionali agli interessi del potere finanziario.
Nessuno vieta che l’ente locale possa emettere titoli che invece di dare un interesse attivo, siano gravati da un interesse passivo, che li porti all’estinzione in un determinato periodo di tempo.
Faccio un esempio per chiarire di cosa stiamo parlando.
Un comune della Svizzera, emette un milione di titoli gravati da un interesse passivo del 5% all’anno per finanziare delle attività imprenditoriali sul proprio territorio. In venti anni i titoli si estinguono, poiché ogni anno perdono il 5% del loro valore. Questa emissione é perfettamente legittima, poiché la legge indica il livello massimo del tasso d’interesse applicabile, ma non quello minimo, e oltretutto, poiché i titoli sono destinati ad estinguersi, non c’é necessità di ulteriore copertura nel bilancio del Comune.
Il Comune in questione, però potrebbe anche emettere annualmente delle marche da applicare sui titoli emessi, pari al 5% del loro importo facciale, subordinando la loro circolazione all’applicazione annuale della marca. Alla fine del ventennio la copertura dei titoli sarebbe comunque garantita dall’importo ricavato dalla vendita delle marche e quindi l’operazione in sé sarebbe perfettamente legittima.
Ovviamente questi titoli non sarebbero collocabili sul mercato per mezzo dei canali usuali. Nessuno darebbe i propri soldi per acquistare titoli che, invece di rendere un interesse, richiedono il pagamento di un interesse da parte di chi lo possiede.
La loro utilizzazione, invece, diventa interessante ed utilissima se il meccanismo di collocamento dei titoli segue una strada a ritroso rispetto a quella usuale. Insomma, il Comune consegna i titoli alle imprese che finanzia e che si impegnano a restituire l’importo ricevuto alla fine del periodo di validità dei titoli. L’imprenditore, dovrà spendere rapidamente quei titoli se non vuole che il capitale gli muoia in mano e ritrovarsi con il debito verso il Comune dopo i vent’anni di durata dell’operazione. Porterà quindi questi titoli alle imprese cui chiederà di fornirgli il materiale necessario per realizzare la sua iniziativa.
Queste imprese hanno l’interesse a prendere i titoli e vendere i propri prodotti. Possono contare sul fatto che in un anno riusciranno a loro volta a liberarsene, e questo comporterebbe al massimo uno sconto del 5% sul prezzo praticato per la vendita. Insomma attraverso questo meccanismo i titoli entreranno sul mercato, svolgendo una funzione essenzialmente monetaria.
Quelli che ricevono i titoli, che possono essere di taglio relativamente piccolo da cento a duecento Fr., avranno l’interesse a liberarsene il più in fretta possibile.
Una Legge in economia dice che la moneta cattiva scaccia sempre quella buona. Se una moneta d’oro equivale a dieci di rame, si spenderanno quelle di rame e si terranno quelle d’oro, e così parimenti, tra una banconota corrente da cento franchi, ed un titolo gravato da interesse passivo del medesimo importo, il possessore spenderà il più rapidamente possibile il titolo del Comune e terrà la banconota da cento per sè.
In altri termini il Comune, in questo modo, ha creato una massa monetaria adeguata alle esigenze dell’economia, perché ha finanziato delle imprese che richiedono per la loro attività una massa di moneta pari almeno al capitale investito e non ha gravato le imprese né il consumo di oneri finanziari. Di fatto il pagamento dell’operazione viene caricato su coloro che operano sul mercato ma in maniera indolore, se pensiamo che un interesse del 5% all’anno comporta un aggravio giornaliero di poco più dello 0,01%, e mensile di circa lo 0,34%.
Al fine del periodo, il comune avrebbe ricavato una determinata somma dalla vendita delle marche, che andrà a copertura del pagamento dei titoli, e quelle somme che gli saranno restituite dagli imprenditori finanziati. In altre parole, tranne il rischio di fallimento che potrebbe essere comunque coperto da garanzie adeguate delle imprese, il Comune ha raddoppiato il capitale impiegato inizialmente.
Queste ulteriori somme, devono essere destinate ad attività di solidarietà sociale, o alla distribuzione iniziale di reddito di cittadinanza in misura proporzionale alla popolazione del territorio.
L’emissione dei titoli potrebbe essere preceduta da una campagna di sensibilizzazione delle imprese e della cittadinanza per spiegare il funzionamento di essi, e raccogliere adesioni alla loro accettazione. Le imprese che accettassero i titoli vedrebbero incrementare il proprio fatturato dell’importo degli acquisti, e sappiamo bene quale necessità ci sia per molte aziende di produzione, di cercare nuovi sbocchi alla loro produzione { penso nel campo energetico ecologico pannelli solari, termo pompe ecc.}
In questo modo si sferra un attacco decisivo al potere finanziario. Il fine di questa operazione é di eliminare il debito come strumento di creazione di moneta, e restituire alla politica, e quindi alla collettività il diritto di fare le emissioni monetarie necessarie al funzionamento dell’economia.
Ma si sa che il potere, se venisse attaccato in maniera così diretta e pesante, reagirebbe cercando tutti i mezzi per impedire il proseguimento dell’iniziativa.
Se ci pensiamo bene, ogni titolo emesso in questo modo equivale a mille vetrine di banche sfasciate e senza il rischio di farsi prendere e condannare.
La vendetta, un piatto che si mangia freddo.
Domenico de Simone.
Dopo aver esercitato la professione forense per trent’anni, ha approfondito studi di filosofia ed economia che gli hanno permesso di pubblicare cinque libri tra cui “ Un milione al mese a tutti: subito! Dove andrà a finire l’economia dei ricchi, Per un’economia dal volto umano.”
Tiene conferenze in tutta Italia e organizza corsi di contro-economia.
Un giornalista gli ha fatto una domanda:
D: Le campagne di boicottaggio possono essere utili in questo progetto di cambiamento?
R: Le ritengo giustissime e soprattutto da approfondire e proseguire. Noi dobbiamo prendere coscienza come consumatori. Dobbiamo capire una cosa fondamentale, che noi dobbiamo passare da consumatori passivi a consumatori critici. Questo passaggio è assolutamente rivoluzionario perché sconvolge il meccanismo di riproduzione del capitale. La lotta è contro la logica del profitto immediato del capitale finanziario, ed è lì che dobbiamo colpire, anche con comportamenti di consumo consapevole. Andare oltre la logica del profitto, combatterla attraverso il consumo, crea un cortocircuito all’interno del loro meccanismo.